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Trentennale Unesco 2026

I Trulli di Alberobello

Proposta per il concorso, indetto dal Comune di Alberobello, sulla creazione di un logo per la celebrazione del trentennale dell’inserimento dei Trulli di Alberobello nel patrimonio Unesco.

Il respiro di pietra

Tra le dolci colline della Puglia, nel cuore della Valle d’Itria, sorge un luogo che sembra sospeso nel tempo: Alberobello, la città dei trulli. Queste costruzioni dal basamento bianco, dalla pianta circolare e coronate da tetti di chiancarella calcarea a forma di cono, evocano un mondo antico, fatto di silenzio, mistero e armonia con la terra. Ogni trullo racconta la maestria e la resilienza dei suoi costruttori, che nei secoli hanno saputo creare rifugi capaci di sfidare il tempo e le intemperie, unendo ingegno e bellezza. C’è un’aura quasi mistica che aleggia tra i vicoli di Alberobello: i simboli tracciati con la calce bianca sui tetti sembrano custodire segreti ancestrali. Ogni simbolo è una preghiera silenziosa, un dialogo tra cielo e pietra, tra l’uomo e il divino.

La storia dei trulli di Alberobello è da decenni oggetto di discussione ricerca, approfondimento e teorie circa la loro origine e significato ed è proprio in questo che si riconosce la loro caratteristica più interessante: all’apparenza semplici casìdde (piccole case) celano dietro una struttura a thòlos, disegnata con forme geometriche elementari, elementi misteriosi, esoterici e spirituali come le chiavi di volta della copertura o i simboli disegnati sopra le chiancarelle.
Testimoni dell’antica tecnica della muratura a secco, i trulli sono l’emblema dell’architettura vernacolare pugliese: l’uso sapiente dei materiali locali, la struttura semplice ma funzionale e le forme caratteristiche della costruzione rendono la tipologia del trullo un patrimonio culturale, storico e archeologico di enorme importanza. Alberobello è il luogo dove il trullo si mostra nel suo massimo splendore: visitando le sue vie si riscopre il sapore antico di una realtà ormai dimenticata, di una storia che solo negli ultimi secoli è stata riportata alla luce e valorizzata.

Quando, nel 1996, l’UNESCO ha dichiarato Alberobello Patrimonio dell’Umanità, non ha solo riconosciuto la bellezza architettonica di questo luogo, ma anche la sua anima. Perché i trulli non sono semplici costruzioni: sono un modo di vivere, una filosofia, una testimonianza di come l’uomo possa dialogare con la natura senza distruggerla.

E così, ogni volta che il tramonto colora le pietre di oro e d’ambra, Alberobello si trasforma in un piccolo miracolo quotidiano. I trulli sembrano respirare insieme, come un cuore antico che continua a battere — lento, profondo, eterno.

Segni e significati

I trulli sono la testimonianza concreta e storica di un modo di costruire. La muratura a secco e la loro struttura semplice, formata da una pianta circolare e una copertura conica, costituita da cerchi concentrici fino alla chiave di volta, sono il simbolo dell’antica architettura vernacolare risalente al feudalesimo e conservata tutt’oggi in modo straordinariamente integro. Tra i criteri dell’annessione al patrimonio Unesco dei trulli di Alberobello si legge:

  • CRITERIO (III) - I Trulli di Alberobello testimoniano l’antica tecnica della muratura a secco, che ha una storia millenaria nel bacino del Mediterraneo.

  • CRITERIO (IV) - I Trulli di Alberobello sono un esempio straordinario di architettura popolare che sopravvive nel contesto del Paesaggio Storico Urbano.

Non si tratta delle sole peculiarità dei trulli di Alberobello, ma indubbiamente ricoprono un ruolo di estrema importanza nel sottolineare il valore culturale delle casìdde. Il concept del logo è quindi partito dall’aspetto architettonico del trullo e dall’esplicita volontà di trovare il segno più essenziale, memorabile, semplice e riconoscibile che rimandasse alla struttura classica della costruzione. Trattandosi di architettura, i cui strumenti di rappresentazione sono piante, prospetti e sezioni, la visuale dall’alto ha suggerito l’utilizzo del cerchio, che con una geometria elementare rappresenta la caratteristica pianta del trullo.

Ovviamente il less is more non può prescindere dall’identità e dalla riconoscibilità del logo quindi occorreva trovare degli elementi grafici che rendessero questi cerchi unici e indissolubilmente legati ai concetti da comunicare, non solo i trulli di Alberobello ma anche il trentennale dell’iscrizione al patrimonio Unesco.

Per questo la riflessione si è concentrata sugli elementi del trullo e sul concetto di trentennale: la stratigrafia delle chiancarelle, i pinnacoli e il numero 30 sono stati individuati come i punti chiavi del concept, da affiancare in qualche modo alla forma del cerchio.

Copertura conoide

La struttura conoide classica delle coperture dei trulli si basa su una successione di cerchi concentrici, rigorosamente a secco, che formano una pseudo cupola. Le lastre di calcare (chiancarelle) si sovrappongono per creare la copertura autoportante, senza necessità di centinatura.
Dal punto di vista grafico la cupola può essere rappresentata dall’alto come una serie di cerchi concentrici che diventano più scuri man mano che ci si allontana dal centro. In questo modo si percepisci la profondità e la forma conica grazie alla luce: nel mondo reale siamo abituati alla luce che arriva dall’alto, quindi per sintetizzare graficamente (simulando una tridimensionalità) questo concetto, in una vista in pianta, la parte più alta del cono risulta più chiara mentre la parte più lontana è più scura.

Chiancarelle

Le chianche o chiancarelle sono lastre in pietra calcarea, materiale abbondante nella Valle d’Itria e per questo sfruttato dagli antichi costruttori per le capanne. Le chianche sono in genere più grosse ed erano utilizzate principalmente per la pavimentazione, mentre le chiancarelle, più sottili, per la copertura. Hanno un colore che varia dal grigio scuro, al tortora al beige, creando delle sfumature uniche e dei cromatismi caratteristici che individuano una specifica palette identitaria del trullo. La forma è un parallelepipedo dai contorni irregolari chiaramente per via dell’artigianalità e assenza di macchinari industriali.

Pinnacoli

Uno dei punti più misteriosi e interessanti delle architetture dei trulli sono i pinnacoli. Da decenni oggetto di dibattito e discussione scientifica circa la loro origine, sono degli elementi sia funzionali che portatori di grandi significati, secondo le teorie. Sulla funzione non c’è dubbio: sono le chiavi di volta della copertura conoide del trullo, la cime dell’intero tetto che chiude la pseudo cupola. Ma non è tutto: sulla sommità della pietra ci sono degli elementi geometrici come sfere, semisfere, poliedri, semiconi e coni che creano delle composizioni affascinanti proprio sulla punta delle casidde. Negli anni sono state avanzate numerose ipotesi sugli effettivi significati: dal culto del Sole, che interpretava quelle pietre come doni del cielo o comunque come un tentativo di avvicinarsi alla volta celeste (ricordando l’arte gotica), ai simboli di rappresentazione del cosmo, con geometrie elementari come la sfera, il disco o il poliedro, fino alle teorie più semplici che spiegava la loro presenza come una firma del mastro trullaio o un segno distintivo di un determinato ceppo familiare.

Graficamente è un simbolo estremamente rappresentativo e unico dei trulli, della loro architettura e della cultura che rappresentano. La pianta circolare non è sufficiente a comunicare l’identità di queste architettura, dato che la stessa forma in pianta è riconducibile all tipologia a thòlos - che ha una destinazione d’uso diversa, ma strutturalmente ci sono degli elementi in comune. Di conseguenza è stato fatto uno studio sulle forme dei pinnacoli di Alberobello e sono state individuate delle forme primarie da cui attingere per dare una vera unicità al logo.

La sintesi grafica del pittogramma

In sintesi i segni e i significati individuati durante lo studio del concept sono sostanzialmente 4, tre formali e uno cromatico:

  • - le piante circolari dei trulli, sintetizzabili graficamente in circonferenze spesse;

  • - le geometrie tridimensionali dei pinnacoli e i loro significati mistici e pratici;

  • - il numero trenta, il cui glifo può essere disegnato con 3 cerchi perfetti;

  • - il cromatismo invece è dato dalla palette delle chiancarelle.

L’unione, la sintesi grafica e il compendio tra questi 3 elementi ha generato un pittogramma che mira alla semplicità e immediatezza: il numero 30 è riproposto disegnato con i 3 cerchi (la ripetizione del numero tre accentua e sottolinea i tre decenni dall’annessione al patrimonio Unesco) quasi per intero, con lo zero che descrive però una semicirconferenza. Le circonferenze rappresentano le piante di 3 trulli adiacenti, con una in particolare che si completa solo percettivamente – la semicirconferenza. Quest’ultima è lasciata volutamente a metà per assolvere a una duplica funzione: da una parte riprendere la “U” di Unesco, leggibile ruotando il puttogramma di 90°, dall’altra lascia spazio alla parte centrale, in cui è stato posizionato un rombo, scelto tra le geometrie dei pinnacoli. La configurazione della semicirconferenza più rombo è interpretabile come una vista dall’alto completa del trullo: il perimetro del cerchio si sviluppa attorno alla chiave di volta dominata dal pinnacolo. Il rombo era inoltre la forma che più conferiva unicità e riconoscibilità al logo, laddove il cerchio sarebbe stata una scelta già affrontata in altri progetti grafici.

I colori riprendono ovviamente la nuance tortora delle chiancarelle, giocando sugli effetti di luce che danno alle pietre delle sfumature uniche e delle palette immediatamente distinguibili. Il cromatismo verrà sfruttato soprattutto per elaborare l’intera identità visiva del marchio, e non solo il logo.

Logotipo

Il naming principale del logo è customizzato a partire dal font Generic nello stile G80-RD. Si tratta di un font leggibile, che a sua volta ha come base un font simile all’Helvetica/Arial, ma con i contorni molto più smussati. Inoltre il riempimento non è uniforme ma ha una texture “dirty”, un effetto sporco che conferisce personalità al font. Per sfruttare questo effetto il colore scelto per il naming è un grigio scuro, che rimanda direttamente al colore delle chiancarelle, al calcare di cui sono composte: questo colore, abbinato alla texture, fa percepire all’osservatore delle lettere che sembrano costruite con lo stesso calcare delle coperture dei trulli.

Ma non bastava per costruire l’identità del naming da affiancare al pittogramma. Uno degli obiettivi del progetto consisteva nel poter utilizzare il wordmark “Trentennale Unesco” senza perdere l’efficacia comunicativa dell’interno logo. Per questo sono stati aggiunti altri due dettagli personalizzati.

Il primo è l’aggiunta di legature di glifi custom, metaforicamente degli ulteriori mattoncini di calcare tra le lettere, fattore che allontana il font dall’essere percepito come un classico Helvetica o Arial. L’identità è così ben definita e peculiare rispetto ad altri loghi anche solo simili.

La seconda è la modifica della U di Unesco, che riprende il rombo del pittogramma e il concetto della pianta del trullo con il pinnacolo al centro. Questa aggiunta si è resa necessaria per il principio di continuità e dialogo dell’identità visiva: se il naming deve essere usato da solo, indipendentemente dal pittogramma, bisognava cercare un elemento comune che permettesse all’osservatore di riconoscere due parti dello stesso insieme grafico. Il rombo assolve perfettamente il ruolo di connettore visivo e tiene legata l’intera visual identity, rendendo indipendenti pittogramma e naming.

Il naming principale del logo è customizzato a partire dal font Generic nello stile G80-RD. Si tratta di un font leggibile, che a sua volta ha come base un font simile all’Helvetica/Arial, ma con i contorni molto più smussati. Inoltre il riempimento non è uniforme ma ha una texture “dirty”, un effetto sporco che conferisce personalità al font. Per sfruttare questo effetto il colore scelto per il naming è un grigio scuro, che rimanda direttamente al colore delle chiancarelle, al calcare di cui sono composte: questo colore, abbinato alla texture, fa percepire all’osservatore delle lettere che sembrano costruite con lo stesso calcare delle coperture dei trulli.

Ma non bastava per costruire l’identità del naming da affiancare al pittogramma. Uno degli obiettivi del progetto consisteva nel poter utilizzare il wordmark “Trentennale Unesco” senza perdere l’efficacia comunicativa dell’interno logo. Per questo sono stati aggiunti altri due dettagli personalizzati.

Il primo è l’aggiunta di legature di glifi custom, metaforicamente degli ulteriori mattoncini di calcare tra le lettere, fattore che allontana il font dall’essere percepito come un classico Helvetica o Arial. L’identità è così ben definita e peculiare rispetto ad altri loghi anche solo simili.

La seconda è la modifica della U di Unesco, che riprende il rombo del pittogramma e il concetto della pianta del trullo con il pinnacolo al centro. Questa aggiunta si è resa necessaria per il principio di continuità e dialogo dell’identità visiva: se il naming deve essere usato da solo, indipendentemente dal pittogramma, bisognava cercare un elemento comune che permettesse all’osservatore di riconoscere due parti dello stesso insieme grafico. Il rombo assolve perfettamente il ruolo di connettore visivo e tiene legata l’intera visual identity, rendendo indipendenti pittogramma e naming.

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