
BRAND IDENTITY
TapiNOS
Salvaguardia del tapinu 'e mortu
Proposta per il concorso, indetto da: Comune di Samugheo, il Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda (MURATS) di Samugheo e Orientare S.r.l., ente gestore del MURATS, finalizzato all'ideazione e alla progettazione del logo ufficiale della rete TapiNOS, nata per salvaguardare il patrimonio materiale e immateriale legato al manufatto del tapinu 'e mortu.
Il tessuto della memoria
Il tapinu 'e mortu non è solo un tappeto. È un simbolo, un oggetto rituale, ricco di significati e intriso di cultura e tradizione. Le sue rappresentazioni e motivi geometrici squadrati non sono banali decorazioni ma sono sintagmi di un vero e proprio linguaggio visivo, grazie al quale la metafora, l’astratto e il simbolismo prendono forma. Il manufatto oltrepassa concettualmente la mera funzione rituale e si fa portatore della cultura materiale e immateriale tessile sarda. All’interno delle sue trame, nell’intreccio del tessuto, prende vita il rituale della veglia funebre: i soggetti antropomorfi e zoomorfi, i motivi a zig zag che rappresentano l’acqua che scorre, donne che si tengono per mano e alberi sono solo alcuni dei soggetti raffigurati sul tappeto, con l’esplicito intento di accompagnare il defunto nel regno dei morti.
L’obbiettivo della nuova rete TapiNOS è conservare, salvaguardare e tutelare il patrimonio culturale legato al tappinu, proponendosi come punto di riferimento e di incontro tra i musei, le istituzioni e gli enti che vogliono partecipare al progetto. La parola chiave è comunità: le persone hanno scelto di unirsi, come ci si riunisce intorno a un defunto, per custodire un sapere antico. Allogoricamente il concetto non è dissimile dal rito funebre: quando il dolore diventa collettivo smette di pesare su un solo paio di spalle. Il NOS, il noi in sardo, non è un dettaglio tipografico: è la ragione stessa del progetto.
L'identità visiva nasce dagli stessi presupposti. Da una parte è una reintepretazione visiva moderna del tappinu: prende la struttura ortogonale della tessitura a fessure, la sua logica modulare fatta di quadrati affiancati come pixel ante litteram e la trasforma in un linguaggio grafico capace di parlare oggi nei pannelli di un museo, sullo schermo di un telefono, inciso nel legno di un'insegna. Ogni segno si genera dallo stesso schema ortogonale: dall'intreccio si costruisce qualcosa di concreto.
Il logo in particolare cerca di riassumere in sè i concetti descritti e di farsi portatore dei significati della rete TapiNOS. La sagoma stilizzata di tre figure, tre donne nello specifico sedute insieme come le attittadoras, le prefiche che accompagnavano il rito con cantilene ritmate dà una forma al NOS, al “noi”, al riunirsi insieme. Al contempo lo stesso segno può essere interpretato orizzontalmente come una linea a zig-zag, tipica dei motivi del tappinu, simbolo dell'acqua che scorre, che accompagna il defunto verso l’aldilà e della vita che non si chiude davvero con la morte.
In questo modo il logo parla la stessa lingua del tappinu e la mette al servizio dell’identità visiva di TapiNOS.
Quello che TapiNOS vuole fare è esattamente questo: trasformare un oggetto della memoria in un soggetto della contemporaneità. Lo scopo è dare ridare alla tradizione tessile, al un rito quasi dimenticato, e al manufatto che esiste in pochissimi esemplari sparsi per l'isola, la forza e la visibilità di un sistema identitario. Non per imbalsamarli, ma per farli vivere ancora. Il tessuto della memoria continuerà a essere tessuto e i suoi fili saranno le persone di TapiNOS.

I motivi grafici del tapinu
I motivi geometrici tipici del manufatto tessile del tap(p)inu ‘e mortu possono essere resi graficamente come immagini in stile “pixel”: ogni simbolo e rappresentazione si può riprodurre seguendo una maglia regolare ortogonale composta di quadrati e trasformando ogni singola cellula del tessuto in un pixel digitale. In questo modo si traducono digitalmente i motivi tessili e si ottiene una struttura versatile sfruttabile per l’identità visiva (pattern, figure ricorrenti, linguaggio visivo). L’espediente mette in diretta relazione la tradizione con la modernità, la storia con la contemporaneità.
Inoltre l’intreccio ottenuto da una parte è un rimando chiaro ed esplicito alla competenza tessile tradizionale, dall’altra, all’interno di un discorso più allegorico, rappresenta l’intreccio dei nuovi organi istituzionali e degli enti che collaborano tra loro per salvaguardare e tutelare il patrimonio culturale del tappinu.

Il rettangolo protagonista
Per dare più unicità e carattere al logo e in generale all’identità visiva l’unità di base è stata individuata nel rettangolo e non nel singolo quadrato, creando un legame diretto e immediato con le dimensioni del tappinu. Nel logo infatti questa forma geometrica è molto riconoscibile tanto nel pittogramma quanto nel logotipo: nel primo il rettangolo conferisce una netta direzionalità verticale, allungandolo e differenziandolo da altri prodotti che utilizzano la stessa tecnica con i pixel. Nel secondo ogni lettera è stata ottenuta sommando rettangoli (che a livello formale sono semplicemente due quadrati, due pixel), seguendo sempre la medesima griglia o schema che sta alla base del progetto (il logotipo verrà descritto nella pagina apposita).

Il manufatto e il rito
L’idea di base della proposta nasce dal trovare un fil rouge tra il manufatto tessile del tap(p)inu 'e mortu e la nuova comunità che TapiNOS vuole creare. Il logo trova un collegamento tra il rito di cui il tap(p)inu è quasi protagonista (la veglia funebre) e il senso di collettività del nuovo organismo che rappresenta: la parola chiave è comunità, da una parte inteso come un insieme di persone che onorano il defunto, dall’altra inteso come l’istituzione di una associazione che mira a tutelare e salvaguardare un importante eredità culturale materiale e immateriale sarda.
La comunità è espressa nel logo come un insieme di persone stilizzato che si tiene per mano, che nella chiave di lettura della memoria storica è interpretabile come un gruppo di partecipanti al rito della veglia funebre (il libro Tessuti - Tradizione e innovazione della tessitura in Sardegna riporta le tesi dell’Albizzati che individua tra le raffigurazioni genuinamente sarde presenti nei tappinu proprio le donne che si tengono per mano); in un’ottica contemporanea sono le parti di un unico organismo cooperante e unito verso uno scopo culturale comune.


Credits: Sardegna Digital Library
Il legame con la simbologia
La rappresentazione del logo sfrutta gli elementi del linguaggio simbolico e visivo del tap(p)inu 'e mortu: pur essendo oggetto di una stilizzazione necessaria per necessità tecniche di utilizzo, il logo riproduce due elementi fondanti dei motivi del tap(p)inu.
Il primo è la donna, portatrice del sapere e della cultura tessile. Leggendo il disegno in senso verticale, si riconoscono tre donne impegnate nel rito della veglia funebre, che metaforicamente in silenzio siedono accanto al defunto adagiato sul tap(p)inu. Si chiamavano Is attittadoras, le prefiche, che piangevano la scomparsa con cantilene in rima.
Il secondo, intelligibile orizzontalmente, riprende uno dei motivi presente in quasi tutti i tappeti: le linee a zig zag sono simbolicamente legate allo scorrere dell’acqua, e portano con sé un insieme di significati che comprendono i concetti di rinascita, del viaggio del defunto verso l’aldilà, e di ponte verso l’ultraterreno.

PITTOGRAMMA
Insieme e relazioni tra rito e modernità
Come già descritto nella parte del concept, il pittogramma del logo, la sua parte figurativa, non è altro che la rappresentazione di un gruppo di persone interpretabili secondo due chiavi di lettura.
Secondo la prima, legata alla tradizione e soprattutto al rito funebre, le tre persone sono donne, più in partciolare tre attidoras, le prefiche, che avevano il compito di vegliare sul defunto e accompagnarlo con cantilene ritmate nel regno dei morti. Questa scelta è coerente con le teorie dell’Albizzati che, come riportato nel libro Tessuti - Tradizione e innovazione della tessitura in Sardegna (edizioni Ilisso), individua nelle donne tenute per mano, quasi a fare un ballu tundu, uno dei soggetti tipici della manifattura tessile sarda del tappinu.
La seconda invece segue una visione più moderna del concetto di relazione ed è strettamente legata ai concetti proposti dal progetto: TapiNOS è una rete di istituzioni, enti, musei ma soprattutto persone con l’obbiettivo comune di preservare, tutelare, promuovere e salvaguardare il patrimonio culturale materiale e immateriale legato al tappinu. Quindi le 3 persone rappresentate, unite per mano tra loro, sono il simbolo di questa unione coesa e del senso di comunità che TapiNOS vuole creare. O ancora più semplicemente sono la traduzione figurativa del NOS.

I colori del tapinu
I colori del logo sono quelli del tappinu: il nero (a cui è stato preferito un grigio molto scuro), l’oro/ocra e il rosso mattone. Insieme formano i cromatismi tipici del tappinu e rendono riconoscibile l’intera identità visiva. Scegliere un colore neutro e due colori primari conferisce sia omogeneintà agli elaborati grafici sia un’ottima versatilià di applicazione. Parallelamente per esigenze tecniche è ammesso l’uso anche di sfumature più chiare della palette primaria fermo restando un sufficiente contrasto tra sfondo/testo o sfondo/simbolo. In particolare il beige chiaro è utile per testi piccoli su sfondo rosso mattone per garantire un contrasto adeguato (nella slide successiva si approfondisce questo aspetto). A fianco sono elencati i colori della palette primaria con l’indicazione di codice Hex, RGB, CMYK, Pantone.

Combinazioni e standard WCAG
Le combinazioni dei colori sono studiate per soddisfare i requisiti WCAG (Web Content Accessibility Guidelines) e per diretta conseguenza per garantire piena accessibilità agli elaborati grafici del progetto.
Lo schema mostra come gestire i cromatismi associati alla palette primaria dell’identità visiva:
- sul rosso mattone l’oro/ocra può essere utilizzato per large text (che indicativamente indica un font di 18pt oppure inferiore ma con un peso maggiore come medium e bold) e per simboli come il pittogramma; invece per il testo più piccolo e più leggero è consigliabile il beige chiaro.
- sull’oro/ocra invece il rosso mattone può essere utilizzato solo per large text e oggetti grafici, ma non per il testo piccolo: per font inferiori a 14pt e sottili (dal regular) è preferibile optare per un grigio ancora più scuro.
- su uno sfondo chiaro neutro (bianco o grigio chiarissimo) sia il rosso mattone che il grigio scuro passano tutti i test.








